LA (RI)NASCITA DI ROMA CON “IL PRIMO RE” DI ROVERE

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LA (RI)NASCITA DI ROMA CON “IL PRIMO RE” DI ROVERE

Al cinema, dal 31 gennaio e ormai successo dichiarato al botteghino, Il primo re di Matteo Rovere (già produttore della fortunata trilogia “Smetto quando voglio”) riscrive sul grande schermo la storia delle origini di Roma. Produzione tutta italiana, la “colossale” pellicola ripercorre in due ore intense il mito della fondazione dell’Urbe, un cruento e ‘destinato’ cammino fraterno oltre il Tevere.

Nel cast, Alessandro Borghi, alias Remo, attore noto al grande pubblico per diversi ruoli televisivi e cinematografici (lo ricordiamo per il recente ruolo di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle), e Alessio Lapice, Romolo, attore forse conosciuto dai più per il ruolo di Alfredo Natale nella seconda stagione della serie Gomorra.

Girato prevalentemente in spazi aperti, boschi e monti del Lazio, il film può essere definito nei termini di una convivenza primordiale e ferina con i quattro elementi della natura, costantemente presenti, ora come alleati, ora come brutali nemici, nel viaggio sacro dei due fratelli. La pioggia disseta e distrugge, come il fiume abbevera e ostacola il cammino dei fondatori; il fuoco devasta i villaggi e funge da guida nelle mani di Satnei (l’attrice Tania Garribba); la terra predomina nelle lotte corpo a corpo, nella sepoltura dei morti; l’aria, l’aria è quella dei grandi cambiamenti voluti dagli dei, dalla Triplice Dea spesso invocata dalla vestale, sottratta alle genti di Alba.

Elemento da segnalare è senz’altro quello della ricostruzione linguistica: il film è interamente recitato in latino (sottotitolato, s’intende), anzi, in proto-latino, lingua non realmente parlata ma virtualmente “rinata” grazie a un team di linguisti e semiologi dell’Università La Sapienza di Roma, affiancati, per la ricostruzione degli aspetti storici (armi, modalità di combattimento, manufatti), da un gruppo di docenti e archeologi dell’Università Tor Vergata di Roma.

Dalila D’Alfonso

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