Agricoltura 4.0: una possibilità per l’Ambiente

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Agricoltura 4.0: una possibilità per l’Ambiente

L’Agricoltura sta vivendo, ancora una volta, una veloce rivoluzione tecnologica, simile a quella che ci fu negli anni 50 e 60 del secolo scorso quando i contadini videro arrivare nei propri campi le trattrici agricole che soppiantarono il ruolo di zappe, buoi e muli.

Quei contadini, diventati ormai veri e propri Imprenditori di primo piano per il nostro Territorio, vivono oggi nuovamente quella rivoluzione tecnologica: l’arrivo in campo dei droni, di mappe satellitari ed intelligenza artificiale.

Tutto questo, prima o poi, diventerà realtà (anche grazie alla Politica Agricola Comunitaria) per un settore che seppur lentamente è sempre incline a valutare positivamente le innovazioni tecnologiche.

Questa rivoluzione 4.0 può avere un’influenza positiva non solo sul lavoro nei campi e sul reddito dell’Imprenditore Agricolo, ma anche per tutti coloro i quali pensano di non aver nulla a che fare con il lavoro agricolo. I risvolti dell’Agricoltura di Precisione sono a 360 gradi; in questo breve articolo si vuole affrontare un solo aspetto di quanti se ne possono affrontare: il rapporto Agricoltura 4.0 con l’Ambiente. Due parole che iniziano con la stessa lettera e che il loro rapporto merita sempre più attenzione.

L’Agricoltura di Precisione permette di individuare le situazioni in cui è davvero necessario intervenire con qualche mezzo per evitare che vada perduto tutto o in parte il raccolto, ed in base alla gravità decidere con quale mezzo intervenire, potendo evitare in questo modo l’utilizzo di prodotti chimici a priori oppure effettuare pratiche agronomiche che implicano un dispendio di risorse naturali ed anche economiche, come ad esempio l’irrigazione oppure una concimazione.

A qualcuno sembrerà fantascienza. A qualcuno sembrerà impossibile che in Capitanata, una terra povera, gli Agricoltori investano in droni, sensori, database, mappe satellitari ed app. Eppure i nostri “contadini” sono pronti ad affrontare le sfide che il mercato impone, sono pronti a riscattarsi dall’appellativo di “cafoni”.

Ma noi siamo pronti a riconoscere questo sacrificio? Siamo disposti a riconoscere loro questo riscatto?

Luigi Rauseo

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