Per una scuola dell’affetto

Messaggio per l’inizio dell’Anno Scolastico del nostro caro Arcivescovo Mons. Vincenzo Pelvi

«Ero stato un bambino considerato idiota. Fui bocciato in seconda elementare perché giudicato incapace di apprendere. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato»: questo testo di Massimo Recalcati ci fa tornare a scuola e iniziare il nuovo anno scolastico con serenità ed impegno.

Carissimo studente,
la scuola è un luogo bello per sapienza e umanità, dove non vedi l’ora di andare puntuale, perché ti stanno a cuore la formazione, la cultura e il rispetto. Nei mesi estivi ti è mancato il gruppo della tua classe, a cui non riesci a nascondere chi sei e cosa ti aspetti dal futuro.
Pur avvertendo la fragilità dell’età, in bilico tra infanzia ed età adulta, tu rappresenti quell’antenna che porta agli adulti sorrisi e speranza nel presente, segnato spesso da affanni e incertezze. Non sei solo e noi adulti abbiamo bisogno dello slancio di fraternità, della tua ricerca di armonia con la natura, della sensibilità artistica e del tuo grande bisogno di comunicare con la musica, lo sport, il digitale e il media.
Se ti facessi la domanda: «perché vai a scuola?», cosa mi risponderesti? Probabilmente ci sarebbero molte risposte, ma si potrebbero riassumere dicendo che la scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per avere grandezza d’animo, stupendi ideali, relazioni autentiche, facendo le piccole cose quotidiane con un animo generoso e disponibile, aperto a Gesù e agli altri.
Non preoccuparti, allora, di riempire la testa di nozioni, ma impara a pensare, ascoltando e creando una storia umana fatta di tre linguaggi (cuore, testa, mani).


Carissimo docente,
inizia un nuovo anno scolastico che certamente mostrerà i segni delle difficoltà sinora vissute e richiederà l’impegno che la condizione attuale comporta. Il ritorno sui banchi di scuola, per tante ragazze e ragazzi, sarà un test significativo per misurare la capacità di affrontare con saggezza e ferma decisione questo tempo di pandemia nel quale ancora ci troviamo. Se vuoi un futuro più sicuro, un futuro che incoraggi la prosperità di tutti, è necessario mantenere la bussola, sempre puntata verso valori autentici, desiderando il bene comune.
Sono certo che continuerai ad interessarti dell’alunno che c’è e non di quello che vorresti ci fosse, puntando sulle molte curiosità di ciascuno, rafforzando le motivazioni di chi apprende, offrendo un orizzonte di coraggio. Continuerai a metterti difronte ad ogni studente “in attesa”, senza idee predefinite e trovare i modi in cui possano piano piano emergere le caratteristiche di potenzialità e i limiti che hanno entrambi diritto di esprimersi, perché costituiscono la persona.
E poi, non dimenticare che scuola e famiglia camminano assieme. Gli stessi rapporti con i genitori sono sì di tipo istituzionale, ma sento che possono andare oltre, dando ascolto, accoglienza e considerazione.

Ripartiamo con un’azione sinergica, che può portare lontano e inaugurare processi di trasformazione imprevedibili. Abitiamo il presente dei nostri alunni, non il passato o il futuro. Non lasciamoci paralizzare dall’amarezza delle difficoltà, non concentriamoci sulle incertezze del domani, non lasciamoci ossessionare dai timori per l’avvenire. È il momento di ascoltare i nostri ragazzi per reinventarsi e mettersi in discussione, cogliendo il senso delle cose che veramente contano.

A tutti un augurio di ogni bene!

Mons. Vincenzo Pelvi